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Presentazione del critico Paolo Diffidenti

La linea, lo spazio, il colore

Il segno è straziante eppure si enuclea dal dettato pittorico con sofferta dolcezza. Ne deriva un lirismo contrappuntistico fatto di toni scuri e di sprazzi di luce dove la geometria delle forme tende a fondersi spazialmente in calibrate allegorie.

S'avverte, doloroso, il silenzio, e la sensazione, tattile, epidermica, è da brivido. Le cromie si impongono nello spessore del movimento quasi in una danza altalenante tra conscio e inconscio, creando ambientazioni prospettiche inaspettate e giochi mnemonici che rimbalzano dalla tela a colpire incisivamente la psiche di chi "legge" l'opera.

E la lettura non è facile!

A sensazioni superficiali piacevoli o spiacevoli, si sovrappongono approfondimenti onirici che inducono ad una immedesimazione con lo spirito creativo dell'artista, per tentare di scoprire, aldilà del contingente plastico, l'input che spinge il suo pennello. Scalfendo la patina colorata appare un empito d'amore trattenuto dagli schemi convenzionali piccolo-borghesi, un desiderio d'amicizia universale negato dai limiti societari, un'ansia di conoscenza ultrasensoriale frenata dalla conoscenza dogmatica...

Un colpo di spatola, un amaro sorriso e il pittore richiude la "finestra" aperta criticamente sul suo Io nascosto, per rifugiarsi dietro il reticolo del "suo" mondo colorato, dove cercare la luce e nascondere i dubbi, le delusioni, l'angoscia.

Paolo Diffidenti

Roma, 7 aprile 1994.

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